venerdì 9 dicembre 2011

La Calendula, (soprattutto) non solo pianta ornamentale

La Calendula è anche conosciuta come Fiorrancio, per via dei suoi fiori gialli e arancioni e può essere coltivata in qualsiasi terreno. Fiorisce in maniera abbondante ma la semina avviene a Marzo. Necessita di un ambiente piuttosto soleggiato ed è questa la ragione per cui viene coltivata prevalentemente nelle regioni centrali e meridionali della nostra penisola. Per via dei colori caldi e vivaci è l'ideale come pianta ornamentale, tuttavia viene coltivata spesso come pianta officinale (Calendula officinalis) per via dei numerosi benefici che ne portano i suoi estratti: infattiha notevoli effetti cicatrizzanti, antisettici e antispasmodici. Specificamente per le donne è consigliata per attenuare e regolarizzare il flusso del ciclo mestruale. In generale, invece, è efficace per contrastare l'ulcera gastrica e per intervenire contro allergie derivate da acari e polvere. Inoltre se ne consiglia l'utilizzo nell'eventualità di ustioni.
La crema che deriva dai fiori della Calendula si rivela vantaggiosa per contrastare le macchie della pelle e l'acne, problema che attanaglia molto spesso soprattutto i giovani; altrettanto ottimo è l'olio contro le ustioni e le bruciature.Si utilizza inoltre, sotto forma di pomata, in caso di punture di insetti e di dermatiti, oltre che di arrossamenti e irritazioni.
Per la mia esperienza diretta posso dire che si dimostrò particolarmente efficace per un classico "giradito" (per via di una tagliata eccessiva di un'unghia) che ebbi un mese fa. Arrossamento, gonfiore e dolore di un'infezione che eliminai in una settimana trattando il dito con impacchi caldi di una soluzione preparata con 100 gocce di tintura madre in un litro d'acqua bollente. Non ricorsi a pomate antibiotiche.
Consiglio la soluzione di tintura madre della Boiron, che potete trovare facilmente in erboristeria o in una farmacia che venda anche prodotti omeopatici.

Per altre info potete:
- scaricare in pdf dal link
                        http://www.pianteofficinali.org/main/Schede/Calendula.pdf
- andare sui siti http://www.lerboristeria.com/articoli/2008_02.php
                        http://www.calendula.it/


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giovedì 8 dicembre 2011

Il Taiji Quan (Tai Chi), questo misconosciuto

Dopo diverse sedute la mia agopunturista (cinese) mi ha consigliato vivamente un corso di Tai Chi (detto anche Taiji Quan) per mantenere una certa carica a livello energetico oltre che per migliorare il benessere psicofisico. Dopo una ricerca online ho fatto una rapida serie di telefonate e alla fine ho optato per una associazione situata nel centro storico di Modena. Mi sono iscritto la settimana scorsa. Ma cos'è il Tai Chi? A che serve?
Faccio subito la premessa che pur facendo parte delle arti marziali cinesi il Taiji Quan non applica i suoi principi al combattimento reale ed essendo unicamente difensivo mira  al perfezionamento dell'individuo grazie alla perfetta conoscenza che questi, grazie a questa antica disciplina, ottiene del suo corpo e delle leggi della natura.
Il Taiji Quan, detto "Pugno della Suprema Vetta" è uno stile di arti marziali creato secondo la tradizione , dal monaco indiano Bodhidarma, al monastero Shaolin-si, successivamente elaborato tra il 1260 e il 1368 dal religioso buddista Chan Zhang-feng. E' costituito principalmente da esercizi utili per la padronanza della respirazione e della propria gestualità. Il praticante è solo e si batte contro un avversario immaginario. Si basa tutto sulla morbidezza dei movimenti e sulla forza interna anzichè sulla pura utilizzazione della forza muscolare.
Il Taiji Quan fa parte delle tecniche di lunga vita elaborate dai monaci taoisti e dai religiosi buddisti che ricercavano l'unione con il Qi, cioè l'"unione delle energie", ovvero l'arte di saper concentrare tutte le proprie energie fisiche e mentali su un obiettivo prestabilito, con la ferma determinazione di conseguirlo o di sottometterlo.
lo scopo principale del Taiji Quan è la ricerca del giusto equilibri attaverso la conoscenza degli estremi. Il suo insegnamento è basato sulla conoscenza di tre principi, che sono il Jing o "essenza vitale", che ciascuno riceve con la nascita, il Qi (Ki) e lo Shen, che rappresenta l'Entità Suprema da cui tutto ha avuto origine.
Si tratta quindi di sublimare il Jing in Qi, cioè di nutrire il soffio vitale interiore, e di convertire il Qi in Shen, trasformando l'energia in potenza spirituale, e infine di cogliere l'essenza stessa dello Shen per raggiungere la "vacuità "(Xu). Tutti questi concetti  fanno parte del Dao (dottrina della"Via" dei taosti). Nella pratica, bisogna unire i principi dello Yin e dello Yang da una parte, e quelli dello Yi (che governa le ossa e i muscoli) e del Qi dall'altra, così come si manifestano nella potenza della creazione.
Gli esercizi hanno soprattutto come fine quello di ottenere un'ottima decontrazione dei muscoli, facendoli lavorare in allungamento. Le tecniche vengono eseguite con movimenti appropriati, in sintonia con questo stato di decontrazione, associando un adeguato ritmo respiratorio al movimento stesso. Nato in Cina come arte marziale "interna", il Taiji Quan è conosciuto in Occidente come ginnastica e medicina preventiva. Tuttavia il Taiji Quan è più ampio di quanto si creda: comprende anche l'uso della spada. Anzi, il Taiji Quan è una filosofia di vita come dice il Gran Maestro Li Rong Mei.


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domenica 4 dicembre 2011

"C'è del marcio in Inghilterra" - di Gaia Servadio

God saves England! E' proprio il caso di dire così, anzichè inneggiare alla regina, vista la situazione in quella che è tutt'altro che un'isola felice. In passato ho avuto un'immagine superficiale dell'Inghilterra (o potrei dire il Regno Unito) come una nazione virtuosa in cui andare a visitare la "cool" Londra, o dove andare a fare una vacanza studio linguistica o assistere in uno degli stadi dei club più prestigiosi una partita di Premiere League. In realtà nessun paese è riuscito a distruggere le proprie istituzioni con tanta solerzia come essa. Negli ultimi quindici anni si è vista una decadenza segnata da classi dirigenti corrotte, dallo strapotere mediatico (vedi BBC), da "Grandi Fratelli" e popolarità a ogni costo, da uno lifestyle dettato dal gossip, da una famiglia reale sempre meno dignitosa e sempre più chiaccherata. Nel libro "C'è del marcio in Inghilterra" la scrittrice e giornalista Gaia Servadio raccoglie dati, avvenimenti, storie vere svelando una società britannica ferita, con problemi in comune con i paesi del continente (Italia in primis): burocrazia ipertrofica, l'aumento della disoccupazione, lo spreco di denaro pubblico, lo sfascio della sanità e dell'istruzione. Aggiungerei anche aumento della forbice tra le classi, la perdita della propria identità culturale e un'economia troppo basata sulla finanza. Un paese che da "guida" agli altri con la ricostruzione del dopoguerra si ritrova privo di risorse e speranza. Ma è dai cittadini che deve partire la ricostruzione, non dalle istituzioni (e qui mi sembra di vedere qualche vicina analogia), per recuperare ciò che aveva sempre distinto gli inglesi: tradizione, cultura, dignità e senso dello Stato.
Qua sotto trovate l'intervista televisiva:


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sabato 3 dicembre 2011


Wigan Athletic 0-4 Arsenal

Funghi "da legno" da identificare

Il mese scorso sono cresciuti miracolosamente dei funghi (non commestibili) su un piccolo ceppo situato nel cortile dell'azienda in cui lavoro.Oltre all'eccezionalità sono anche le dimensioni che stupiscono, in virtù del fatto che le in questo caso le condizioni ambientali  difficilmente favoriscono una crescita di funghi con un cappello di 15-20 cm
Non sono riuscito a identificare la specie, ma chi vi riuscisse sono pronto ad offrirgli una cena!






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Creatività teatrale con "Sogni Tibetani" - percorso guidato da Naira Gonzalez

Segnalo questa interessante (ma quantomeno misteriosa, a mio avviso) oppurtunità per chi volesse passare alcuni giorni nella splendida cornice dell'appenino bolognese - in una località a 35 km da Bologna a 600 m s/m- per fare un corso di formazione teatrale. Il tutto è organizzato da Naira Gonzalez e da altri sei attori che insieme hanno dato vita al gruppo "Il Cocchiere del Sogno". Il laboratorio teatrale coinvolgerà gli iscritti dal 28/12/2011 al 4/01/2012.
Per informazioni, contatti ed iscrizioni potete andare sul sito http://www.ilcocchieredelsogno.com//
Oppure potete telefonare ai numeri telefonici che vedete sull'immagine del volantino che trovate qui sotto

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domenica 20 novembre 2011

Ian Wright, leggendario bomber "d'oltremanica" - parte I

Non sarei diventato fan dell'Arsenal se non fossi un ammiratore del leggendario bomber Ian Wright. Furono i suoi goal, le sue giocate, le sue abilità tecniche, la leggerezza nella corsa e la sua personalità a impressionarmi.
Oltre alla quantità, quello che mi impressionava delle sue capacità realizzative era la qualità delle sue reti in un repertorio eccezionale. Un centravanti, dunque, che a dispetto della sua fisicità non prorompente (1,75), assolutamente esplosivo per velocità e potenza nella finalizzazione. Uno degli ultimi grandi bomber di un gioco "all'inglese" che in Premier League non esiste più, soppiantato da altri sistemi e schemi tattici in un campionato odierno molto diverso (anche in altri aspetti) da quello di poco più di dieci anni fa.
Nato il 3/11/1963 a Woolwich, Ian Edward Wright a 21 anni faceva l'imbianchino e nessuno avrebbe scommesso un penny che poi sarebbe diventato uno dei più grandi attaccanti inglesi.
Fu durante il suo periodo al Dulwich Hamlet FC che fu notato dal talent scout del Crystal Palace (club all'epoca in 2a divisione) Peter Prentice e fu invitato per un provino a Selhurst Park. Impressionò molto il giovane ed inesperto manager Steve Coppell e fu "reclutato". Wright diventò presto titolare fisso in prima squadra e finì secondò cannoniere nel campionato 1985-86.
La carriera di Ian prese il volo con l'arrivo nell'estate del 1986 di Mark Bright dal Leicester City. I due formarono una coppia d'attacco formidabile e furono determinanti nei trionfi del Crystal Palace negli anni successivi. Con il Crystal Palace collezionò 290 presenze segnando 90 reti dal 1985 al 1991.

Ian Wright ai tempi del Crystal Palace
Nel video potete vedere i gol più belli della coppia Bright & Wright ai tempi d'oro del Crystal Palace.

lunedì 7 novembre 2011

"Sette note in nero di Lucio Fulci" - di Giovanni Modica

"Sette note in nero di Lucio Fulci" viaggio nella precognizione e nel tempo è un'opera letteraria da certosino di uno scrittore che tra l'altro è anche mio amico. Giovanni Modica ha frequentato corsi di fotografia al DAMS e di montaggio cinematografico alla Cineteca di Bologna. Scrive recensioni di film e di libri sul cinema per http://www.studiocinema.net/ e http://www.centraldocinema.it/
Il volume nasce dall'esigenza di voler puntare i riflettori su uno dei film meno noti - ma non per questo di minore valore -di uno dei registi più conosciuti del cinema italiano. Esso ci collega più o meno direttamente con un vasto mondo di arte, di musica, di letteratura e di topoi cinematografici consolidati da mezzo secolo. Il tutto dietro l'apparenza di un "tranquillo" film di tensione studiato per un pubblico in cerca di evasione. Per meglio raggiungere lo scopo, ci si è avvalsi delle preziose collaborazioni di tre professionisti (Sergio Salvati, Dardano Sacchetti, Ernesto Gastaldi) che hanno accettato, raccontando se stessi, di raccontare anche un'intera epoca dello spettacolo ormai entrata nell'immaginario di tutti noi.
Il film "Sette note in nero", come tanti altri del genere giallo/thriller all'italiana degli anni'70, fu ottusamente sottovalutato e bistrattato dalla critica - salvo poi essere rivalutato dai cultori nell'ultimo decennio - come se in Italia si dovesse solo girare commedie e pellicole intellettualmente impegnate. Nel nostro Paese il genere si perse dagli anni'80 in poi e rimase legato a produzioni anglosassoni e francesi.

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mercoledì 2 novembre 2011

Il leggendario Philip Marlowe, icona classica del detective privato

Raymond Chandler
Credo che in realtà le nuove generazioni conoscano poco o affatto questo affascinante quanto solitario e duro personaggio creato nel 1939 dalla penna dello scrittore americano Raymond Chandler. Ancora meno sono coloro che lo apprezzano, pochissimi i veri fans.Una letteratura noir classica (o qualcuno preferirebbe il termine giallo/poliziesca) figlia dell'epoca del proibizionismo americano, maestra nell'onda della "hard boiled" portando elementi narrativi più espressivi a differenza dei gialli/mistery di Agata Christie e di Conan Doyle, ma di recente soppiantata completamente dai romanzi thriller di Ken Follett e dai più recenti "neri" di Stieg Larsson, sempre ai vertici nella classifica dei romanzi più venduti.
Io invece faccio parte dell'altra schiera, quella che continua ad adorarlo.
Marlowe ha trentatre anni, lui afferma quando esce il primo romanzo"Il grande sonno" (The Big Sleep). Ha fatto l'università - ma non l'ha mai finita - e sa parlare un buon inglese all'occorrenza. Gli servirà spesso per affrontare a muso duro, con cinismo e una massiccia dose di sarcasmo, una moltitudine di situazioni nel labirinto urbano di un mondo corrotto fino al midollo.
"Quante pistole in giro, e quanti pochi cervelli", una delle frasi rivelatrici del carattere del noto detective. E ancora: "Venticinque dollari al giorno più le spese", questa è la tariffa di un uomo fondamentalmente onesto, non disposto a scendere a compromessi o accettare imposizioni. Ne scaturisce un personaggio che lo si potrebbe definre "perdente" se lo si vuole guardare da una certa prospettiva. Visto da un altra prospettiva: un eroe. Un uomo completo, un uomo comune, eppure un uomo come se ne incontrano pochi.
Philip Marlowe è un solitario, più di altri "duri" detective come il Mike Hammer di Mickey Spillane o Sam Spade di Dashiell Hammett. E' un inadeguato sociale. Non ha coscienza sociale e non si interessa di politica, nè di attualità. Ha tanta coscienza sociale quanta ne ha un cavallo. Per lui esiste la sua coscienza personale, null'altro.
Marlowe quando lavora non va mai a letto con le sue clienti, non perchè non sia attratto dal fascino femminile. Tutt'altro. Può prendersi qualche sbandata, di tanto in tanto. Ma per lui l'etica professionale è sacra ed è disposto a sacrificarsi anche laddove potrebbe facilmente procurarsi innumerevoli amplessi con signore attraenti e spesso pericolose.
Marlowe veste bene, non ha soldi per abiti alla moda o per costruirsi un corredo appariscente. Quindi possiede pochi capi eleganti (seppur sgualciti dall'usura) in un guardaroba assolutamente modesto.
Il suo ufficio è scarno, provvisto di una scrivania tarlata, di una macchina da scrivere, di uno schedario, di un tappeto logoro color ruggine, e poco altro. Ma se l'attrezzatura è povera, il suo lavoro è invece metodico, preciso ed accurato.
Riceve visite da parte di signorotti grintosi, di avvenenti ragazze sospette e di poliziotti determinati a cercare la verità rifilandogli qualche pugno al naso o nello stomaco.
Ne "Il grande sonno" Marlowe si accorge della sua impotenza di fronte ad un groviglio fatto di ricatti,
menzogne, droga e corruzione. Ne verrà a capo - come nei successivi romanzi - risolvendo il caso facendo il suo dovere, cioè attenendosi a fare solo ciò che il cliente ha chiesto e senza rivelare a nessuno (nemmeno alle autorità) completamente le atroci verità scoperte durante il percorso investigativo.
Ogni volta che rileggo i romanzi di Chandler vado in visibillio. Sono sempre stato affascinato da questo personaggio, forse perchè io stesso mi immedesimo in lui durante le letture.
Non tutte le versioni cinematografiche mi hanno convinto, tuttavia quando penso a Marlowe mi viene in mente l'interpretazione di Humprey Bogart o quella di Robert Mitchum. Forse quest'ultima fu più calzante.
Ho creato un gruppo su facebook per gli appassionati: si chiama Philip Marlowe Fan Club Italia.
Iscrivetevi!

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martedì 1 novembre 2011

American Horror Story: mistero e horror sul piccolo schermo...

Visitando un sito di letteratura gialla ad un certo punto stamane mi è comparsa una finestra con il l'anteprima che trovate qui sotto di un nuovo telefilm. Si tratta di American Horror Story, una serie televisiva statunitense di genere horror trasmessa dal 5 ottobre 2011 sulla rete via cavo FX.
Al suo debutto, la serie raccolse un'accoglienza mediamente positiva dalla critica e un ottimo riscontro di pubblico; la première risultò la più vista di sempre sulla rete FX
In Italia il primo episodio è appunto distribuito dal 31 ottobre 2011 sul sito internet di Fox,
(http://www.foxtv.it/american-horror-story) ,canale televisivo della piattaforma pay satellitare Sky Italia, che trasmetterà la serie dall'8 novembre 2011.
La trama?
Ben e Vivien Harmon sono una coppia sposata appena trasferitasi con la figlia Violet da Boston a Los Angeles, allo scopo di lasciarsi alle spalle una disavventura che aveva rischiato di rompere il loro legame familiare. A Los Angeles però andranno incontro a nuove vicissitudini, la loro nuova casa sembra infatti infestata da misteriose presenze.
Se siete abbonati a Sky - io non lo sono, ma chi se frega - e siete appassionati di horror non perdetevi questa serie: qualità, buone interpretazioni, atmosfera, mistero per un horror non-splatter.
American Horror Story key art 422x600 Póster y promo: American Horror History, ¿qué hay detrás de las paredes?

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